Black Camera #40
di Alessandro Curti. Altre Architetture, cornici artigianali e una bella mostra alla galleria Still
ALTRE ARCHITETTUTE DI GIOVANNI GHIRARDI
Fino al 4 luglio 2026 la mia galleria Still di Milano ospita la mostra Giovanni Ghirardi. Altre architetture, progetto inedito, a cura mia e di Alessio Fusi, che riunisce sessanta fotografie dell’autore, il cui obiettivo inquadra lo spazio urbano e industriale con uno sguardo analitico e poetico, geometrico e metafisico al tempo stesso. Come suggerito dal titolo, Altre architetture, l’esposizione raccoglie gli scatti che Giovanni Ghirardi, avvocato di professione e fotografo per passione, ha dedicato agli edifici o agli spazi architettonici che spesso consideriamo marginali o puramente funzionali. Zone industriali, spazi di servizio, luoghi abbandonati e periferie silenziose diventano, sotto il suo sguardo, cattedrali della modernità. Giovanni Ghirardi non documenta edifici: ne analizza volumi, isola le superfici, misura i rapporti. La sua fotografia costruisce un’architettura dello sguardo. In un panorama saturo di immagini veloci, sceglie un tempo dilatato, rigoroso, lavora per sottrazione.
Il nucleo di fotografie esposte testimonia l’estensione e la versatilità dello stile dell’autore, capace di interpretare gli ambienti interni, dall’Italia alla Namibia, a cui è dedicata la sezione Soglie, così come le architetture classiche, fino alle vedute di metropoli globali come New York, Atlanta, San Francisco, Milano e Londra. Nel solco della grande tradizione della fotografia italiana di paesaggio, da Luigi Ghirri a Gabriele Basilico, Ghirardi non è attratto dall’estetica spettacolare delle archistar, ma muove la sua indagine alla ricerca della purezza formale, estrae l’elemento architettonico dal suo contesto per elevarlo a simbolo di un ordine possibile, di una geometria che sfida il disordine del reale.
Attraverso un uso sapiente delle linee di forza e un’attenzione millimetrica ai rapporti di proporzione, l’artista trasforma il cemento, il vetro e l’acciaio in superfici astratte, in partiture visive dove il silenzio diventa la nota dominante. A dettare il ritmo è la luce, che modella i volumi, scava le ombre, riducendosi all’essenziale per non distrarre lo sguardo, che nell’opera non trova mai la figura umana, ma solo la sua traccia, l’esito del suo lavoro sul paesaggio. Valori come la lentezza, la manualità e l’artigianalità distinguono la poetica e il metodo dell’autore, che gestisce in prima persona l’intero processo creativo, fino alla stampa delle opere, di cui si occupa personalmente, almeno finché il formato lo consente. Le stesse cornici delle fotografie sono concepite e realizzate direttamente dall’artista, partendo da legno grezzo e selezionando il materiale in funzione delle immagini da incorniciare.
I lavori di Ghirardi recuperano la dimensione tecnica e artigianale su cui tradizionalmente la fotografia si fonda. Nelle sue opere, le cornici non giocano semplicemente un ruolo di completamento estetico, ma sono parti integranti di ciascuna fotografia. Il risultato è l’immagine di un mondo ordinato, pulito dalle scorie della quotidianità, ottenuto mediante un lavoro paziente, dove ogni linea ha un senso e ogni sfumatura ha un peso, da osservare e assorbire lentamente, in una contemplazione che invita a scoprire la bellezza dell’ordinario e la sacralità della forma.
In mostra c’è anche una sezione di fotografie destinate alla beneficenza. Il ricavato delle vendite di questa selezione di opere esposte sarà interamente devoluto alla Fondazione JackFruit (www.jackfruit-foundation.org). Accompagna la mostra un libro edito da Grafiche Antiga e curato sempre da me e Alessio Fusi. L’ingresso alla mostra è gratuito, siamo aperti da martedì a venerdì dalle 15 alle 19 (Still, via Zamenhof 11, Milano).
100 FOTOGRAFIE PER EREDITARE IL MONDO
Fino al 28 giugno al MUDEC c’è la mostra 100 fotografie per ereditare il mondo, che non si configura come una semplice antologia di capolavori, ma come un percorso che invita a riflettere sull’eredità visiva e culturale che la fotografia ci ha trasmesso. Il concetto di “ereditare il mondo”, da cui il sottotitolo della mostra, si traduce in una riflessione sul nostro tempo: un presente complesso, attraversato da trasformazioni tecnologiche, crisi ambientali, conflitti ibridi, nuove identità, e da una saturazione visiva senza precedenti. In questo scenario, la fotografia diventa uno strumento per orientarsi, per costruire consapevolezza, per trovare un posto nella memoria collettiva. Qui sotto c’è il podcast con il racconto della mostra.
100 fotografie per ereditare il mondo
La fotografia rappresenta un linguaggio che custodisce il mondo, conservando la memoria, rivelando le trasformazioni, restituendo ferite, rinascite, cambiamenti, speranze. È fascinazione, conoscenza, bugia e verità insieme, uno strumento capace di raccontare ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che possiamo diventare. È il linguaggio della contempor…
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